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C’erano una volta, nel mondo anglosassone, i gentlemen’s clubs: luoghi in cui entravano appunto solo gli uomini, per fumare il sigaro, leggere il giornale, bere, cenare, rilassarsi, senza possibilità di incontrare l’altro sesso. Poi le leggi sull’eguaglianza, sulle due sponde dell’Atlantico, hanno poco alla volta aperto le porte dei club privati anche alle gentildonne. Con una parziale eccezione: al Garrick, storico club londinese, bastione dello sciovinismo maschilista, le donne possono sì entrae e fare tutto quello che fanno gli uomini, ma solo come ospiti, accompagnate da un socio maschio. Le signore, difatti, non possono iscriversi. La vecchia abitudine secondo cui il primo ministro britannico è sempre iscritto di prammatica al Garrick costrinse il club a fare un’eccezione per Margaret Thatcher: ma appena la lady di ferro lasciò Downing street, fu cancellata anche la sua iscrizione al Garrick.

Ha un’altra particolarità, il Garrick: dalla seconda guerra mondiale è gemellato con un famoso e non meno elitario club per gentiluomini di New York, il Centurion. I soci di un club possono entrare anche nell’altro, godendo di pieni diritti. Senonché nei giorni scorsi gli iscritti al club americano hanno chiesto di mettere ai voti il divorzio dal Garrick: la fine del gemellaggio. Motivo: la regola del club londinese che impedisce l’iscrizione alle donne, ritenuta obsoleta, inaccettabile e tutto sommato vergognosa dai più egualitari e moderni americani. Hanno vinto i sì al  divorzio, 900 voti contro 600. E così d’ora in poi i soci del Garrick non potranno più entrare al Centurion, e viceversa.

La faccenda ha lasciato uno strascico di polemiche che sono finite sui giornali e continueranno per un pezzo. I due club sono ciascuno, a suo modo, un’istituzione nazionale. Entrambi esistono dalla prima metà dell’Ottocento. Del Garrick sono stati soci Charles Dickens, William Tackeray, Laurence Olivier. Del Centurion lo sono stati Henry Kissinger, Brooke Astor, Jacqueline Kennedy. A qualcuno degli americani, il divorzio è dispiaciuto: una lettera aperta di protesta, firmata da 46 soci del Centurion, chiede un nuovo voto e suggerisce ai colleghi di cambiare idea. Perfino una donna iscritta al Centurion, l’attrice Marian Seides, è favorevole a chiudere un occhio: “Sono stata al Garrick accompagnata da mio marito, come sua ospite, e allora? E’ un posto così romantico. Si sa che gli inglesi sono un po’ stravaganti, diamo loro il tempo di imparare e di adeguarsi alle regole del resto del mondo”.

Ma al Garrick non hanno preso bene lo sgarbo. “In questo paese, siamo dell’avviso che un club privato può decidere le norme di iscrizione senza interferenze di nessuno, tantomeno di un club d’oltreoceano”, dice un socio del club londinese all’Evening Standard. “I soci del Centurion si preoccupino di più della scioccante diseguaglianza nella loro società, prima di venire a farci lezione su come organizziamo la nostra”. In ogni caso, se il Garrick ci ripensasse e decidesse di ammettere le donne, nessuna potrebbe entrare tanto presto: la lista d’attesa per l’iscrizione del prossimo socio – di qualunque sesso – è lunga cinque anni.

In Italia invece tutto è molto più semplice!

 

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