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E adesso chi lo spiega a Michael Jordan!

In vista della riammissione del golf ai Giochi Olimpici, a partire dall’edizione di Rio de Janeiro nel 2016, il presidente della Federazione italiana Franco Chimenti ha inviato nei giorni scorsi una lettera ai presidenti di tutti i Circoli, ai presidenti dei Comitati regionali e ai delegati regionali della FIG, per rivolgere loro un appello “affinché si possa adottare un Codice di autoregolamentazione che impegni i giocatori a non fumare più in campo”. Le prime reazioni all’iniziativa, dall’interno di un ambiente in cui numerosi professionisti e dilettanti esibiscono ancora la sigaretta o il sigaro perfino in gara, sono state generalmente di consenso e di approvazione.

Da qui alle prossime Olimpiadi, ci sarà tutto il tempo per verificare in concreto l’impegno dei golfisti italiani all’autodisciplina: “In caso contrario – annuncia il presidente – sarà eventualmente la Federazione a valutare l’opportunità di formalizzare questa nuova regola, nel rispetto di quello “Spirit of the Game” che presiede alla pratica del golf”.

Anche nella sua veste di preside della Facoltà di Farmacia all’Università La Sapienza di Roma e docente di Chimica farmaceutica, Chimenti sottolinea il contrasto fra sport e fumo, richiamando i danni che ne possono derivare. “So bene che questa abitudine – aggiunge il presidente della Federazione che l’anno scorso ha superato per la prima volta nella sua storia i centomila iscritti – appartiene perfino a una certa iconografia tradizionale del golf. Ma, a parte i fondamentali motivi di salute, c’è anche una questione di Etichetta da considerare: e cioè, la cattiva tendenza a spegnere la sigaretta sui “tee” delle buche, spargendo i mozziconi sull’erba intorno ai “battitori”, rappresenta uno spettacolo assai poco edificante dal punto di vista estetico”.

La conclusione dell’appello a favore del Codice di autoregolamentazione chiama in causa il senso di responsabilità dei tesserati: “Tutto ciò non giova certamente all’immagine del golf come sport olimpico. Nuoce senz’altro ai giocatori e agli appassionati, compresi quelli che non fumano. E infine, sul piano mediatico, non rappresenta evidentemente un modello di comportamento da proporre a tanti ragazzi e ragazze che si affacciano sempre più numerosi sui nostri campi”.

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