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Churchill KarshAlmeno Yousuf  Kash ebbe il coraggio di farlo davvero, a suo rischio e pericolo, perché Winston Churchill era notoriamente un collerico. Anche questa piccola nuova viltà, dobbiamo dire, fa parte della tentazione del fotoritocco digitale: ti cambia la faccia senza che tu possa reagire.

L’aneddoto sul fotografo canadese è noto: in piena guerra (1941) realizzò il ritratto-icona del grande politico britannico strappandogli di bocca a sorpresa, un secondo prima dello scatto, il sigaro da cui il leader non si separava mai, forse neanche nel sonno, e sir Churchill ebbe appena il tempo di scoccargli quell’occhiata furibonda che grazie al noto effetto trasfigurante della fotografia diventò poi la smorfia dell’eroica determinazione a non mollare nonostante sangue, sudore e lacrime.
Churchill no cigarChurchill cigarMa chi è invece questo nonnetto arzillo che sorride a bocca aperta e parrebbe pure sdentata, apparso nel poster sulla facciata del museo interattivo Britain at War Experience, scoperto dal Daily Mail? È sempre lui, il metallico Winston, ma ci vuole un po’ per riconoscerlo, perché il sigaro non ce l’ha, e il cipiglio neppure. Che è successo? Che il politically correct ha fatto un altro dei suoi penosi disastri.

Con l’aggravante che, nonostante le indagini del giornale londinese, non si riesce neppure a capire chi abbia disintossicato con l’aerografo o con Photoshop il vecchio Churchill. I dirigenti del museo cadono dalle nuvole e fanno notare che nell’esposizione figurano perfino vecchie pubblicità di sigarette del tempo di guerra, dunque. Dunque peggio mi sento: ormai le foto-correzioni benpensanti, la sterilizzazione morale delle fotografie, sono alla portata del primo che passa, e che non se ne assume neppure la responsabilità. Questo è il circuito dell’immagine con cui dobbiamo fare i conti.
Sartre senzaSartre sigarettaVa detto, non da oggi. Questa maleducazione di togliere la cicca di bocca a chi ha tutto il diritto di farne un elemento del proprio look anche per i posteri è annosa, e risale anche a prima dell’era delle facili furberie elettroniche. La stessa identica cosa capitò nel 2005, a Parigi, a un altro celeberrimo tabagista, Jean-Paul Sartre: dalla foto usata per il poster della mostra che gli dedicò nientemeno che la Bibliothèque Nationale de France, l’eterna sigaretta gli scompare dalle dita, lasciandolo con una mano disancorata e inutilmente galleggiante nell’aria, gesticolatore incomprensibile e ridicolo. In quel caso ci si giustificò adducendo obblighi legali: c’era da rispettare la legge Envin che proibisce di raffigurare in un manifesto il fumatore in azione.

Malraux francobolloMalraux sigarettaDello stesso eccesso di zelo rimasero vittime altri illustri fumatori come André Malraux, pure lui privato d’ufficio della memorabile clope all’angolo della bocca, senza la quale Malraux, lo sanno tutti, non sarebbe Malraux.

johnsonAnche negli Usa precise disposizioni dell’U.S. Mail vietano l’apparizione di sigarette sui francobolli, per cui negli album filatelici americani restano denicotinizzate dal pennello puritano le effigi di Jackson Pollock, Thornton Wilder, James Dean, del bluesman Robert Johnson e perfino, ma questa è davvero una mutilazione che grida vendetta al cielo, Humphrey Bogart.
E pensate a quando partirà la campagna anti-alcolici. Bisognerà ritoccare l’ottanta per cento dell’archivio di Robert Doisneau.

di Michele Smargiassi

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