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Cito dal grande Libro delle facce XIV V MMX: “Salve conte,secondo le previsioni il tempo da mercoledì in poi si prevede buono. Questo in caso lei ci voglia allietare con la sua  leggiadra presenza le permetterebbe di raggiungerci a cavallo del suo destriero di metallo. Ci dia celere comunicazione in caso la lieta novella in modo da accomodarla con tutte le comodità che la sua persona merita.
Miei ossequi
Marchese Almond “

“Marchese, voglio assolutamente raggiungerla e quindi sarò presente nella giornata che precede il giorno dedicato alla Divinità locale, il XXII giorno del mese dedicato a Maia”

Si lo so, sembra il dialogo fra due ubriachi (e probabilmente c’è un fondo di verità) ma così è cominciato un minitour motobirrogastronomico. La giornata del 22 di maggio a Pistoia presentava un cielo terso e una Bmw r850r pronta a partire, nelle capienti valige alcuni omaggi per gli amici, un ricambio, la nikon d40x, un monopiede, i pantaloni da pioggia e quisquilie varie. La strada per Cavaticchio si presentava lunga e per la prima parte abbastanza monotona fino a Perugia (autostrada e superstrada con una sosta a Valdichiana a far benzina in uno dei distributori più economici d’italia), si è fatta invece divertente sulle rampe del Colfiorito anche se il cielo si era pericolosamente rabbuiato, scollinato il grigiore dell’atmosfera si è un poco schiarito nella discesa che accompagna al mare, poi da Civitanova Marche ancora autostrada fino a Cavaticchio. Ecco non siamo arrivati nel centro del mondo, ma siamo in campagna presso il Birrificio Desmond, con il paesaggio di Chieti superiore davanti a noi. Sono qui per il BAR, il festival dei Birrai Artigianali Riuniti.

Mi aspettano cinque stand attrezzati di altrettanti birrifici, nell’ordine di vicinanza Desmond, Almond22, Shark, Birranova e Karma.

Il primo birrificio, e l’anfitrione dell’evento, Desmond, è un produttore sui generis che crea soltanto in fusto e vende alle birrerie della zona; ho assaggiato la sua Desmond Nera spillata a pompa (su cui ho avuto pareri discordanti dai presenti), l’ho trovata molto particolare, con note balsamiche evidenti che andavano a prevalere sui tostati, un corpo ricco ma non troppo cremoso.

La giornata poi è stata praticamente dedicata alle Ipa e la prima che ho assaggiato è quella di Almond 22 uno dei miei cinque birrifici favoriti in Italia. Io sono un fan della Torbata, ma ero incuriosita dalla Pink Ipa. E’ una birra che non si trova facilmente perché, contrariamente alle abitudini del birraio Jurij Ferri viene prodotta solo in fusto ed è praticamente un esclusiva del Bir e Fud a Roma (dove ne vendono così tanta che quando ci sono andato era finita). L’ho degustata spillata a pompa:  le note sono legate all’utilizzo di un luppolo neozelandese, il Nelson Sauvin che dona alla birra un piacevole aroma di pompelmo rosa, è una birra molto beverina con un buon livello di piacevole amaro (gli ibu sono 60) e 5° alcolici. Lo spillaggio a pompa fa esplodere le note fruttate che con le bollicine invece si presentano più attenuate.

La birra successiva è un’altra Ipa stavolta del Birrificio Karma di Avigliano (Caserta), me la propone il titolare Mario Cipriano anche perché era l’unica birra, delle sue, che non conoscevo. Servita alla spina (all’inizio troppo fredda) evidenzia note molto profumate con un erbaceo spiccante (specie se degustata a temperatura ambiente), luppolo evidente ma ben bilanciato dal corpo  dove i malti non sono troppo nascosti. Meno beverina della Pink ipa ma altrettanto suadente.

Il burrificio successivo è di nuova generazione, è stato fondato solo quest’anno ed ha sede a Roseto degli Abruzzi, si chiama Shark ed anche loro producono una Ipa. Servita in bottiglia è una birra molto in stile, forte e luppolata, esprime un corpo intenso e forte. Molto pulita in bocca in entrata, ti avvolge con le note di amaro nel retrogusto finale.

L’ultima birra assaggiata invece richiama la prima ed ha una storia molto particolare, a crearla è il Birrificio Birranova di Bari, più precisamente di Trignanello una frazione di Conversano, la produzione comincia nel 2007 e il tentativo è quello di creare una birra profondamente pugliese. Il prodotto che ho assaggiato si chiama Arsa, e viene fatta utilizzando un grano denominato Arso legato a doppio filo con il territorio, era infatti la materia prima utilizzata dai contadini per fare un pane particolare. Questo grano arso, chicchi raccolti dopo la bruciatura delle stoppie, veniva lasciato gratuitamente a disposizione dei braccianti.

Arsa è una Dark Lager europea, malti tostati molto evidenti, una piacevole sensazione di “bruciato” ma i luppoli sono abbastanza evidenti, piuttosto beverina con sentori di cioccolato amaro.

Si è fatta quasi l’una, l’Inter ha vinto la coppa dei campioni e per me è l’ora di andare a letto, domattina tappa verso Borgorose per il Birra del Borgo Day!

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