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Per due giorni consecutivi hanno incrociato le braccia per ottenere il ripristino dell’antico diritto: bere birra durante le ore lavorative. Centinaia di operai della Carlsberg, l’azienda danese che produce una delle birre più famose del mondo, mercoledì e giovedì scorso hanno scioperato davanti ai cancelli della fabbrica di Copenhagen.

Lo sciopero ha prodotto ritardi nei rifornimenti e soprattutto la paralisi della produzione. Jens Bekke, portavoce della Carlsberg, ritiene che il provvedimento sia giusto: «Pensiamo che i tempi siano maturi per il cambiamento. Circa il 93% delle aziende danesi ha adottato una politica che limita l’alcol sul lavoro. Mercoledì scorso abbiamo ritirato le bottiglie di birra da tutti i frigoriferi. Da ora gli operai potranno bere solo quando vanno a mensa». Dennis Onsvig, rappresentante sindacale, difende la scelta degli operai di scioperare: «Abbiamo deciso di fermare l’attività lavorativa perché la dirigenza della Carlsberg ha violato l’accordo contrattuale – dichiara Onsvig al Copenhagen Post – Non può prendere una decisione del genere senza chiedere il nostro parere».

Il sindacalista ha poi rivelato che l’azienda permette ancora ai camionisti di bere tre birre durante il proprio turno di lavoro. L’azienda si è difesa sostenendo di aver installato sui camion un alcol test che impedisce la messa in moto del mezzo se l’autista supera il livello consentito dalla legge.

Tutti gli operai, compresi i camionisti, hanno comunque marciato fianco a fianco per chiedere il ritiro del provvedimento.

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