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Ieri sera sono stato dalle Zie del lampredotto a mangiare il carcerato,  il piatto tipo della mia piccola città (bastardo posto avrebbe detto il mio vate).

Il nome del piatto deriva dal fatto che a Pistoia, i Macelli comunali sono molto vicini e a monte rispetto alle carceri, ed entrambi si affacciano sul torrente Brana. Sembra che molto tempo fa le interiora delle bestie macellate, non essendo richieste dal mercato, venissero gettate in questo rigagnolo. Così, i poveri carcerati,  vedendo portar via dal fiume tutto questo ben di Dio, chiesero il permesso alle autorità di poter avere la rigaglia che veniva buttata via. Furono accontentati e inventarono una zuppa mettendo semplicemente assieme acqua, rigaglia e  pane secco.  Nel tempo la ricetta è stata arricchita con gli odori, un po’ d’olio e un po’ di formaggio grattato.

Questi gli ingredienti per 6 persone

# 300gr di pane raffermo

# 300gr di interiora di vitello compreso zampa, coda e testina

# 1 cipolla

# 1 carota

# 1 gambo di sedano

# 3/4 pomodorini

# Formaggio pecorino o parmigiano grattatuggiato

# Olio extravergine d’oliva

# sale

# pepe

Preparazione: in una capiente pentola preparate un brodo con acqua, gli odori, i pomodorini e la carne. Fatelo cuocere a lungo e filtratelo. Versate il brodo in un coccio ed unite il pane tagliato a fette, salate, pepate e fate cuocer a fuoco basso mescolando continuamente fino ad ottenere una “pappa” omogenea. A cottura ultimata condite con un pò d’olio extravergine e con abbondante formaggio. Servite il “carcerato” in ciotole, molto caldo.

P.s quello servito dalla Zie era buono!

(fonte della ricetta qui)

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