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La storia di Caprai nel vino nasce nel 1971 (che è anche il mio anno di nascita, quante cose buone ci ha dato quell’anno!) con l’acquisto di un casolare con annesso tre ettari di vigneto a Montefalco. In quel periodo la cittadina, che era stata storicamente la capitale del vino umbra era in decadenza, si stavano impiantando vitigni internazionali e non erano rimasti più di 100 ettari in tutta la zona coltivati a sagrantino. La famiglia Caprai aveva bene in mente il concetto di Terroir francese, quel legame fra il prodotto e il territorio che crea la diversità e l’originalità di un marchio e su questo concetto ha creato le proprie fortune.

Il Sagrantino è un vino che ha una storia antichissima, ne parla già Plino (il primo scrittore a realizzare una mappa enologica italiana), è un vino che poteva essere denominato anche Sacrantino (si dice che si usasse come vino da messa, infatti in un dipinto a Montefalco di Benozzo Gozzoli il vino della messa è rosso).

Ma veniamo alla degustazione, abbiamo cominciato con

Grechetto: un bianco di buona struttura, che può reggere anche alcuni anni di invecchiamento, viene lasciato sulle feccie due mesi e poi imbottigliato, raggiunge i 13,5°; al naso sentori tropicali (ananas) e note di acacia, in bocca un’ottima acidità che gli permette di abbinarsi a piatti sapidi

Montefalco rosso 2007, Sangiovese 70%, Sagrantino 15% e Merlot 15% (l’aggiunta di merlot dona armonia e bilanciamento al vino) vendemmiati separatamente, un altro blend è dato dalla stagionatura che viene fatta per metà in botti piccole e per metà in grandi, al naso subito frutta rossa con spezie e note i cioccolata, cacao, tabacco e cuoio, in bocca molto lungo e persistente, con un acido molto elegante e una buona bevibilità, non si avvertono i 14,5° (l’Umbria non è terra da vini poco alcolici!).

Continua domani….

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