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Un viaggio in Slovenia, vuol dire attraversare il Friuli Venezia Giulia e i suoi vigneti. Da Pistoia sono oltre 4 ore di viaggio e fare una sosta ci faceva certamente piacere, se poi c’era la possibilità di visitare la cantina di uno dei grandi viticoltori moderni perché non approfittarne. Grazie all’amico Filippo (che ringrazio ancora molto) alle 9 e 30 del mattino siamo stati accolti da Maria e Josko Gravner, persone amabili e sincere. Josko ha interrotto il suo lavoro, stava imbottigliando la vendemmia 2004 per dedicarsi completamente a noi.

josko1Abbiamo fatto il giro dell’azienda all’inverso del ciclo produttivo e quindi dal reparto imbottigliamento siamo andati a visitare la cantina dove i vini sostano tre anni nelle grandi  botti di rovere di Slavonia. Quello di Gravner è un processo di sottrazione, un ritorno del vino alle origini, dove a determinarne la qualità  è soltanto il tempo e la mano dell’uomo nel campo, fra le vigne. Nella cantina l’acciaio è scomparso, l’uva fermenta naturalmente senza che nessuno interferisca con il processo naturale, i vini acquistano lentamente la loro consistenza anche se già il 2006 che assaggiamo dalle botti sarebbe già perfetto. Come chicca josko2riusciamo a degustare  anche una muffato di ribolla, ancora giovanissimo ma che emana profumi di miele d’acacia ed ha un colore e una consistenza nel bicchiere semplicemente sublime, il problema è che probabilmente non andrà mai in commercio dato che esiste soltanto la barrique che vedete in foto (e probabilmente avremmo comunque aspettato almeno altri otto anni!).

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Dalla cantina delle botti ci spostiamo alla cantina delle anfore,  procedimento che Gravner ci spiega con parole semplici e chiare: il vino deriva dalla terra e deve tornare alla terra per crescere. In Anfore da 2500 che hanno preso il posto dei tini di macerazione dormono il Breg e la Ribolla. E’ un luogo quasi magico e la nostra presenza sembra stonare.

Da qui ci spostiamo nel campo, saliamo sulla land rover di Gravner e ci avventuriamo fra i suoi vigneti, il lavoro non si limita alla vite, c’è la volonta di creare un ecosistema che affianchi l’uva e l’aiuti nella crescita

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è in questo luogo che si vede la mano del contadino, i grappoli dimezzati, la cura estrema del terreno, tutto ci denota l’amore per il territorio, amore che diventerà così estremo da fargli coltivare in futuro soltanto la ribolla come miglior espressione del terroir friulano (bye bye Breg). Il tempo la fa ancora da padrone assoluto, mentre i suoi vicini hanno cominciato a vendemmiare, Gravner sta demandando alla fine di Ottobre, lasciando alla vigna quello che è della vigna, rischiando contro gli agenti atmosferici, ma questo è il famoso rischio d’impresa che si paga volendo fare le cose per bene.

Finita la visita sul campo ci ristoriamo nella bella casa che Gravner sta costruendo allietati dallo strudel della signora Maria servitoci nella grande stanza adibita a cucina. E’ ormai mezzogiorno e noi siamo pronti per partire alla volta di Bled e del suo castello.

Una bottiglia di ribolla e nella borsa della mia moto e ci allieterà una serata davanti al mare di Pirano.

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