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La giornata si proponeva come uno scontro-incontro fra due regni sbadati, da una parte il Granducato di Toscana e dall’altra lo Stato Pontificio. Distratti lo sono stati, poiché si sono lasciati sfuggire una sottile striscia di territorio per oltre 400 anni, territorio che ha basato la propria economia sullo smercio e sopratutto sul contrabbando del tabacco. Visto che il nostro gioco si svolgeva su questo lembo di terra, abbiamo deciso di far incontrare e finalmente unire due elementi che rappresentassero in modo chiaro i due regni. Sul Granducato non abbiamo avuto dubbio, anche perché giocavamo in casa, ed è stato il sigaro toscano, dall’altra parte invece qualche titubanza l’abbiamo avuta, finché non si è pensato ad una birra fatta dentro un monastero, nel territorio dell’ex stato pontificio. La birra selezionata, fra quelle prodotte da questo micro birrificio, è l’Ambar: una dunkel di un marrone con sfumature ambrate, dall’aroma non invadente di caffè tostato  con note caramellose che virano verso il vinsanto appena uscito dal caratello. Pur essendo una bassa fermentazione l’abbiamo degustata a temperatura di cantina e si è espressa benissimo, sprigionando una varietà di aromi molto ampia. In abbinamento ha trovato il sigaro dedicato a Mario Soldati (piccolo tradimento alla Val tiberina poiché il suo Kentucky proviene dalla Campania).  Nell’incontro i due elementi si sono rispettati, non tradendo le aspettative:  i sentori lievi della birra si sono ampliati virando decisamente verso la barrique, mentre il sigaro ha conservato un retrogusto elegante di cuoio e spezie, accompagnato però da una pulizia notevole e un’apertura armonica normalmente sconosciuta. Che dire, lo spirito dei due regni vive ancora attraverso i prodotti di queste terre generose, ed anche se noi italiani siamo particolarmente inclini al campanilismo, un punto d’incontro lo si può sempre trovare.

birra

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